L’invidia è una malattia tipicamente italiana?

“Quando un italiano vede passare una macchina di lusso il suo primo impulso non è averne una anche lui, ma tagliarle le gomme."

Questa frase di Indro Montanelli è a mio parere molto emblematica e ahimè riassuntiva di quello che è il rapporto dell’italiano medio con la ricchezza. Questo atteggiamento è una grande zavorra per il nostro Paese. Ma l’invidia trionfa solo in Italia?

DOVE NASCE L’INVIDIA

Purtroppo è un sentimento presente ad ogni livello, ma da dove nasce? Da un confronto percepito non alla pari, l’invidioso desidera avere quello che gli altri hanno e che a suo giudizio non potrà mai ottenere. Ma l’invidia ha diverse sfumature, c’è quella rabbiosa o impulsiva che si mescola con l’ignoranza, quella passiva che grazie all’indifferenza erige muri anziché ponti. Ma anche quella di chi, dopo essersi allontanato da un determinato progetto per innumerevoli motivi, cambia completamente e inizia a diffamare di nascosto il passato progetto nel quale era coinvolto.

Mi chiedo spesso il senso di attaccare sempre in modo negativo quello che fanno gli altri, senza sprecarsi di guardare le cose in modo approfondito. Proprio qui comincia tutto, i più si fermano alla superficie dei fatti, alla prima impressione e “di pancia” si sentono il diritto di attaccare e demolire tutto. Questo atteggiamento viene spesso scambiato per libertà di pensiero, ma in realtà è qualcosa di completamente diverso, se non addirittura antitetico.

L’INVIDIA COME MODELLO SOCIALE CONTRO LA CRESCITA: LA MIA ESPERIENZA PERSONALE

L’invidia è un sentimento tipicamente italiano o è ampiamente diffusa in tutto il mondo nello stesso modo e senza distinzioni nazionali?

Il Nord-Est, dove sono cresciuto, mi ha portato decisamente a ragionare verso la prima opzione. L’invidia è intrinseca nella società, una piaga che mira non alla crescita individuale e poi collettiva, ma bensì al mantenimento dello status quo.

Una delle più grandi contraddizioni degli uomini riguarda la difficoltà di apprezzare onestamente le virtù degli altri senza provare fastidio. Non si tratta di vera e propria invidia, ma della cosiddetta sindrome del papavero alto.

La sindrome del papavero alto descrive l’odio generato verso le persone che riescono a emergere in un determinato ambito o settore. Quest’odio non è propriamente una forma di invidia, bensì è legato al fatto che il successo altrui mette in evidenza i propri limiti.

Elbert Hubbard disse : “Esiste una cosa molto più rara e fine del talento, cioè la capacità di riconoscere il talento altrui.”

Ecco perché questa sindrome prende il nome del “papavero alto”: secondo la logica, si devono tagliare i fiori che crescono più degli altri in modo da non far sfigurare quelli più bassi.

Me ne sono accorto bene quando lavoravo nei locali notturni, dove lo screditare l’individuo che aveva il locale di punta, era la prassi per cercare di demolirlo, anche sul piano personale.  

Per non parlare di quello che è successo quando ho acquistato la mia prima supercar…  

 

Stefano Cigana