Il cyberbullismo è un reato

IL CYBERBULLISMO È UN REATO: DENUNCIATE!

Il fenomeno è in aumento soprattutto in tempi di lockdown: non cadete nella trappola dei leoni da tastiera.

La comunicazione e le modalità con cui interagiamo con gli altri diventano sempre più mediate da dispositivi digitali. Questo radicale cambiamento sta portando con sé diverse nuove problematiche sociali, tra le quali c’è il cyberbullismo. Questo fenomeno, emerso negli ultimi anni da numerosi fatti di cronaca, è in continua evoluzione poiché segue di pari passo il progresso delle tecnologie di comunicazione sfruttandone le potenzialità. Proprio per questo è importante ricordare che il cyberbullismo è un reato.

Come il bullismo nella sua natura più comune, il cyberbullismo è una forma di prevaricazione e di oppressione ripetuta nel tempo, perpetrata da una persona o da un gruppo ai danni di altre considerate più fragili. La principale distinzione rispetto a quello classico è che il cyberbullismo avviene ed è attuato attraverso l’utilizzo del web e dei sistemi digitali. Tutto ciò ovviamente ha enormi ripercussioni anche nella vita reale.

Il cyberbullismo è un reato: che cosa dice la legge?

Il 18 maggio 2017 con la legge 71/2017, il Parlamento italiano ha approvato le “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. Una nuova e attesa norma a tutela dei minori per prevenire e contrastare il bullismo virtuale con misure prevalentemente di tipo rieducativo e formativo.

Tale legge, oltre a sancire che il cyberbullismo è un reato, definisce il ruolo centrale della Scuola e le responsabilità dei genitori di minori. I comportamenti da adottare tra le parti e tutti gli aspetti sono ulteriormente chiariti nelle Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo.

Grazie alla legge 71/17 viene infatti introdotta per la prima volta una definizione giuridica

“Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.” (Art. 1- Comma 2).

Quali sono i comportamenti penali?

I giovani che fanno del bullismo commettono quindi dei reati, in questi casi i comportamenti penalmente rilevanti sono:

  • percosse (art. 581),
  • lesione personale (art. 582),
  • ingiuria (art. 594),
  • diffamazione (art. 595),
  • violenza privata (art. 610),
  • minaccia (art. 612),
  • danneggiamento (art. 635).

Nei casi più gravi è sufficiente una denuncia alla polizia o all’autorità giudiziaria per far scattare un procedimento penale, negli altri insieme alla denuncia è anche necessario avviare una querela contro l’autore del reato.

Purtroppo l’errore più comune è quello di cadere nella trappola psicologica del bullo facendo così il suo gioco. Invece, non bisogna aver paura di denunciare alle forze dell’ordine e alle autorità competenti gli abusi subiti. Questo è il modo migliore per fermare tale condotta nociva e incentivare anche altre vittime a fare altrettanto.

Il cyberbullismo è un reato: nasce l’iniziativa sociale “Odiare ti costa” per denunciare l’hate speech

È proprio con questo spirito che nasce “Odiare Ti Costa”, iniziativa dell’associazione “Pensare Sociale” a sostegno e aiuto alle vittime di odio sul web. Nel loro sito www.odiareticosta.it è infatti possibile segnalare contenuti d’odio, casi di diffamazione, cyberbullismo, revenge porn, minacce, violenza, offese alla reputazione e/o immagine propria o di altri sul web. 

L’associazione si impegna concretamente per applicare il “Codice di condotta per contrastare l’illecito incitamento all’odio on-line, sottoscritto tra la Commissione Europea e le principali piattaforme social”.

Odiare Ti Costa risponde alle segnalazioni con una lettura giuridica di ogni caso sottoposto. Proponendo poi varie azioni perseguibili e nelle vicende più gravi promuove azioni pilota per combattere il bullismo in rete, anche per vie legali. Oltre a facilitare le segnalazioni e la rimozione dei contenuti di odio, l’associazione fa molta divulgazione e ricerca sull’hate speech nel web.

Studio Legale Del Pinto

Su questi argomenti spinosi è specializzato anche lo Studio Legale Del Pinto. Ubicato a Pistoia e a Firenze, si occupa prevalentemente di diritto civile e societario, ed è diventato in poco tempo una realtà di riferimento a livello locale e regionale. www.studiodelpinto.it

 

 

Stefano Cigana